FAMIGLIE OLFATTIVE:

Esperidati: profumi caratterizzati dalla presenza di essenze ottenute dalla spremitura delle bucce degli agrumi (arancia, limone, mandarino etc.)

Floreali: importante famiglia olfattiva che raggruppa i profumi nei quali domini un tema floreale, sia esso di un solo fiore o di un bouquet di fiori

Fougère: un nome di fantasia che indica profumi nei quali sia presente un accordo realizzato con note di lavanda, muschio di quercia, legni, geranio, cumarina, bergamotto

Chypre: il nome deriva dall’omonimo profumo creato da François Coty nel 1917 ed indica i profumi basati principalmente su un accordo di muschio di quercia, cisto laudanifero, patchouli e bergamotto

Boisée: profumi dove dominano le note legnose e ricche del sandalo, del patchouli, del legno di agar o di cedro, o quelle più secche del vetiver. Spesso si aprono con freschezza di lavanda o agrumi Ambrati /

Orientali: profumi caratterizzati dalle note dolci, talcate , avvolgenti e a volte un po’ animali e muschiate , dalla vaniglia, dall’ambra e dal cisto laudanifero.

Cuoiati: profumi fortemente caratterizzati da note che riproducono l’odore del cuoio, a volte molto secco, a volte più dolce: note affumicate di legno di betulla, tabacco

Fruttati: profumi fortemente caratterizzati da note di frutta quali la pesca, la fragola, la pera, il fico, frutti esotici come il frutto della passione , la banana, il mango, il melograno. Una volta erano riconducibili alla famiglia dei floreali, ma anche degli ambrati e dei chypre.

Musk: profumi generalmente ispirati alla fragranza originaria della secrezione ghiandolare del Moschus moschiferus, un piccolo cervo himalaiano, altresì conosciuto come Musk, dall’odore caldo, erogeno e molto persistente. Oggi esistono moltissimi profumi denominati “musk” (o “musc”) e tutti sono composti sulla base di molecole sintetiche che riproducono quelle originali animali Ozonici

Marini: recente famiglia di profumi nata dall’impiego di molecole di sintesi capaci di riprodurre le tipiche note marine e ozoniche delle alghe.

TERMINOLOGIA:

Quante volte ci siamo trovati in imbarazzo nello spiegare quale profumo stessimo cercando? E le parole che usiamo per descrivere un profumo, non sono forse derivate dalla musica (note, accordi…), dal gusto (dolce, amaro, piccante…) o dal tatto (caldo, freddo, pungente, avvolgente…)? Ecco, allora, qualche parola utile per meglio descrivere le proprie emozioni olfattive, senza eccedere in inutili tecnicismi

Acidulo: fruttato aspro

Acquoso: un odore di erbe e piante acquatiche o di cocomero Agrumato: a dominante arancia/limone/pompelmo

Alcolico: può sembrare un’ovvietà dal momento che un profumo contiene almeno il 70% di etanolo. Spesso si intende esprimere con questo termine l’idea di un’intensità quasi eccessiva del profumo appena odorato

Accordo: risultato olfattivo della combinazione di due o più materie prime

Aldeidico: a dominante di aldeidi. Essi sono molecole di sintesi chimica che esaltano note olfattive altrimenti più spente

Ambrato: un profumo dalle forti note dolci, talcate, vanigliate e animali o di cisto laudanifero

Animale/Animalico: note odorose provenienti dal mondo animale, come lo zibetto ed il musk, che donano un effetto caldo e pieno ai profumi. Oggi molte di esse sono sostituite da molecole di sintesi o di origine vegetale.

Aromatico: un profumo caratterizzato da note aromatiche quali lavanda, rosmarino, timo, menta, assenzio …

Assoluta: materia prima ricca e nobile ottenuta dalla diluizione della concreta, una pasta semi solida frutto della prima estrazione dei principi odorosi da materie vegetali quali la rosa o il gelsomino

Balsamico: odore dolciastro e avvolgente, spesso derivante da balsami e resine tipicamente orientali

Base: struttura olfattiva elementare pre composta utilizzata dai profumieri per facilitare la composizione di un profumo

Bigarade: essenza ottenuta per pressione a freddo dalla scorza dell’arancia Bouquet: mescolanza di differenti note floreali Caldo: si intende un profumo avvolgente, orientaleggiante, sensuale

Carattere: ciò che distingue un profumo, o una sua nota o accordo

Cipriato: tecnicamente, in senso stretto, si intende un profumo caratterizzato da note Chypre di muschio di quercia, cisto, patchouli e bergamotto che hanno dato vita ad un’intera omonima famiglia olfattiva. Spesso, però, nel comune parlare in profumeria quando si dice cipriato si intende talcato, polveroso, che ricorda la cipria. Ci si riferisce a profumi nei quali siano presenti un accordo vanigliato dal sentore caratteristico di borotalco, o anche le note calde ed eleganti dell’iris

Coda o note di Fondo: nello sviluppo del profumo sulla pelle, la coda è l’ultima fase, caratterizzata di solito dalla presenza delle note più persistenti ed intense

Cuore (note): sono le note intermedia di un profumo che emergono quando quelle iniziali (di testa) iniziano a sfumare

Eau de Cologne: soluzione in acqua e alcool di olii essenziali concentrati al 3 – 5% . Storicamente il primo profumo dell’era moderna è una eau de cologne, l’Aqua Mirabilis di Gian Paolo Feminis nata nel XVII secolo.

Eau de Parfum: a differenza dell’eau de cologne, l’ eau de parfum ha una concentrazione tra il 10 e il 15% e di solito ha maggiore persistenza

Eau de Toilette: una via intermedia tra le due precedenti, con una concentrazione tra il 5 e il 10/12 %. E’ utile notare che gli inglesi storicamente chiamano “cologne” l’eau de toilette.

Erbaceo: note tipiche di fieno, lavanda, rosmarino o altre che conferiscono una connotazione “verde” al profumo

Essenza: in senso stretto, è sinonimo di “olio essenziale”, ovvero di prodotti aromatici estratti per lo più da materie prime vegetali. Spesso viene confusa con il profumo, che a differenza dell’essenza è sempre il risultato di un lavoro creativo di composizione di differenti elementi, tra i quali anche gli olii essenziali

Estratto: sinonimo tecnico di “profumo” , la massima concentrazione (dal 15/20% fino al 30/40%) dalla quale poi derivano tutte le altre forme più diluite (eau de toilette, eau de parfum, etc) Fiorito: si dice di un profumo a dominante di fiori

Fissatore: è una sostanza che agisce rallentando l’evaporazione del profumo allungandone, di conseguenza, la durata sulla pelle. Può essere naturale, come per esempio il benzoino e molte note animali, oppure di sintesi

Floreale: si dice di un profumo a struttura di fiori ben definita ed individuabile, ad esempio rosa, gelsomino o tuberosa

Fresco: è un termine apparentemente semplice ed evidente, ma in realtà alquanto ambiguo quando riferito ad un profumo. Generalmente si tende a considerare fresco ciò che contiene agrumi, lavanda o note verdi, leggermente floreali , marine , chiare e lievi. Esso, però, è molto soggettivo e a volte connotato in modo differente a seconda dei contesti culturali.

Fruttato: un profumo caratterizzato da note di frutta quali la pesca, la fragola, la banana

Fugace: il contrario di tenace: che svanisce subito. Non sempre è un aspetto negativo per un profumo…

Gourmande: un odore zuccherino un po’ da pasticceria Indolico: una nota olfattiva forte e un po’ fecale, tipica di alcune materie prime animali e vegetali (ad esempio lo zibetto e il legno di oudh)

Iris: l’iris fiorentino è un ingrediente principe della profumeria più elegante: di questo meraviglioso fiore si utilizzano i rizomi (le radici) che vengono puliti, essiccati e sminuzzati in polvere per poi estrarne una preziosissima materia prima dalle note olfattive pregiate un po’ burrose e talcate.

Leggero: un profumo dalle note olfattive prevalentemente fresche, non dolci né calde e legnose

Legnoso (Boisée): una infinità di sfumature derivanti da legni diversi che conferiscono al profumo un effetto avvolgente . Possono essere legni caldi come il sandalo e l’agarwood, pungenti e verdi come il patchouli, morbidi come il legno di cedro o più secchi e decisi come il vetiver

Marino: una nota olfattiva ozonica o come di acqua salata resa possibile nella moderna profumeria grazie alla scoperta da parte di Pfizer nel 1974 di una molecola odorosa denominata Calone Mentolato: un odore fresco a dominante mentolo

Mouillette: la classica cartina utilizzata in profumeria per sentire i profumi. Molto utile per evitare di spruzzarsi addosso profumi sgradevoli o troppi. In ogni caso, per apprezzare appieno un profumo occorre prima sentirlo sulla mouillette e poi sulla pelle, permettendo al profumo di aprirsi e di cominciare a raccontare la propria storia.

Muschiato: un profumo dove dominano le note di musk animale Naso: il “naso” è il profumiere creatore

Neroli: essenza ottenuta dal fiore dell’arancio amaro

Note: in profumeria sono più di sette! Esprime la caratteristica dell’odore di una materia prima o di una composizione

Orientale: profumo a struttura ambrata che ricorda le fragranze tipiche dell’Oriente: resine, balsami, spezie, ambra

Persistente: ovviamente, si dice di un profumo che rimane a lungo sulla pelle. Da non confondere con “intenso”: anche un profumo leggero può essere persistente..

Petitgrain: materia prima ottenuta dalle foglie e dai rametti dell’arancio amaro

Resina: prodotto di origine vegetale ottenuto per essudazione dalla corteccia delle stesse

Secco: un effetto odoroso opposto a quello dolce o caldo

Sensuale: si dice di un profumo caldo, avvolgente e dalle forti note animali

Sillage: la traccia, l’impronta, la scia che lascia un profumo

Soliflore: un profumo nel quale domina la nota di un singolo fiore (rosa, gelsomino, tuberosa), dando l’impressione che sia composto solo di quell’essenza

Speziato: a dominante di spezie: pepe, noce moscata, cannella..

Talcato: si intende un profumo che evoca la caratteristica nota olfattiva del Borotalco Robert

Testa (note): è la prima impressione di un profumo, spesso quella che fa propendere per il suo acquisto. Di solito è composta dalle note più fresche e volatili

Verde: si riferisce alle note estratte dagli steli e dalle foglie di componenti vegetali, ma esprime anche una caratterizzazione fresca, leggera ed erbacea del profumo

CHIMICO O NATURALE ???

Eterna discussione tra coloro che sottintendono che naturale sia sinonimo di qualità e, per contro, chimico di mancanza di qualità. Certo, ricorrere ad un prodotto di sintesi chimica per evitare di utilizzare la materia prima naturale per risparmiare sui costi di produzione è chiaramente una prassi che mortifica la qualità. Il naturale ha una ricchezza di sfaccettature olfattive che la molecola chimica il più delle volte non ha. Di contro, certi odori presenti in natura non sono ottenibili dalle corrispondenti materie prime naturali. E’ il caso del mughetto, del lillà; di quasi tutte le note fruttate, eccetto gli agrumi; delle note marine… Ci sono, poi, naturali che oggi non sono più utilizzabili perché ormai introvabili (è il caso dell’Ambra Grigia) o perché non consentiti, come il Moschus moschiferus o Musk, cervo himalaiano cui veniva data la caccia per estrarne le preziose secrezioni. Infine, ci sono molecole di sintesi chimica che hanno portato nella profumeria moderna note e odori non esistenti in natura: Chanel N°5 non esisterebbe senza gli aldeidi, utilizzati per la prima volta da Ernest Beaux nel 1921 per Mademoiselle Coco Chanel ma scoperti quasi 20 anni prima da un chimico pressoché sconosciuto. In tutti questi casi la chimica viene in soccorso al profumiere creatore fornendogli una tavolozza di odori e materie prime assai più ampia che non in passato. E non è un caso che la moderna profumeria sia nata sul finire del XIX secolo, quasi in parallelo con le scoperte della chimica organica moderna. Nel 1889 esplode l’enorme successo commerciale del profumo Jicky di Guerlain, costruito su note naturali di zibetto e bergamotto e molecole di sintesi di cumarina e vanillina. Possiamo, allora, dire che la domanda iniziale è mal posta perché sottintende una contrapposizione che in realtà non esiste: un buon profumo, oggi, è frutto di chimica e di natura. Di buona chimica, e di buona natura.

LA MIA PELLE E' DIVERSA.....

Si, e no. La pelle dell’essere umano, intesa come organo del corpo, è uguale per tutti. Sarebbe un guaio per i dermatologi se non lo fosse! . Ognuno di noi, però, è convinto che la propria pelle sia diversa da quella di chiunque altro, almeno quando si tratta di profumi. Giustamente, prima di comprare vogliamo provare. Ed in effetti, l’esperienza comune ci dice che lo stesso profumo indossato da persone diverse può variare non poco. Per essere precisi bisognerebbe, però, fare un confronto alla pari: un conto è un profumo appena spruzzato sulla pelle, un altro uno indossato già da qualche ora.. Sia come sia, è pur vero che il profumo indossato si personalizza: a volte migliora, più di rado si guasta. Ora bisogna subito chiarire il fatto che non si deve confondere l’eventuale alterazione del profumo a contatto con la pelle con la sua evoluzione nell’arco della giornata: il profumo è studiato per raccontare una storia che, come tutte le storie, avrà un inizio, uno svolgimento ed una fine. Altra cosa è quando realmente il profumo appena indossato si altera: ciò avviene nel giro di pochi secondi e può dipendere da una molteplicità di fattori, in parte anche legati a lievi variazioni soggetive dell’acidità della pelle, ma a volte anche a situazioni ambientali contingenti ( lo stesso profumo a livelli di umidità differenti potrebbe variare). In ogni caso, dal momento che un buon profumo dovrebbe adattarsi alla perfezione alla persona di chi lo indossa, è buona regola in una prima fase sentire i profumi sulle mouillettes, poi selezionare quei due o tre di maggior gradimento ed infine provarli sulla pelle, lasciando loro il tempo di aprirsi e “raccontarsi”.

IL MUSK E I MUSCHI...

Poche materie prime della profumeria hanno subito un’evoluzione così accentuata come il musk e troppi fanno ancora confusione tra il musk ed i muschi. In origine, il musk era ottenuto da una ghiandola di un piccolo cervo himalaiano, che veniva cacciato ed abbattuto per procurarsi questa sostanza odorosa fortemente animale, erotica, intensa e conturbante. Inutile dire che nell’antichità era merce assai preziosa destinata a re, principi e principesse, per di più avvolta da un velo misterioso di fascino orientale ed esotico. In tempi più recenti il povero animale era quasi giunto all’estinzione, e per ciò (giustamente) protetto contro la caccia. Tuttavia le note odorose del musk animale erano ormai ben conosciute ed apprezzate in profumeria, anche perché ci si era resi conto della loro capacità di agire come fissatori per i profumi, dando quella persistenza sempre più richiesta dal pubblico. Verso la fine dell’800 venne realizzata la prima sintesi chimica di molecole che riproducono le note olfattive del musk: i nitro muschi, il musk cetone, lo xylene, soppiantati poi da altre molecole ritenute più sicure, come i musk macrociclici, il cashmeran e altre ancora. Curiosamente, però, nell’evoluzione delle varie molecole di sintesi la nota animale del musk si è via via “ripulita” assumendo una connotazione olfattiva sempre più blanda e trasparente e sempre meno animale. Tipico è il caso di ciò che oggi viene comunemente chiamato muschio bianco, dove il muschio è trasformato in un odore di pulito, quasi di bucato appena fatto, un po’ angelico. E si parla di bucato non a caso: il profumo di muschio bianco caratterizza la maggior parte dei detersivi e degli ammorbidenti da bucato oggi in commercio!Il musk nulla ha a che vedere con il muschio vegetale. Questo è principalmente il muschio di quercia, un altro ingrediente magico della profumeria di alta qualità, alla base di tutti i grandi profumi Chypre: esso conferisce profondità e pienezza e chiunque abbia avuto l’occasione di sentire un vecchio flacone di Mitsouko di Guerlain può facilmente capirne il valore. Purtroppo oggi assurde restrizioni basate sull’ipotetica possibilità di causare allergie del muschio di quercia ne limitano sempre più l’utilizzo nei profumi.

L'AMBRA E LE VARIE AMBRE...

Charlie Naysmith, 8 anni, durante una passeggiata sulle spiagge del Dorset in Gran Bretagna, nell’agosto del 2012 ebbe la fortuna di imbattersi in uno strano oggetto, come una grossa pietra di consistenza cerosa e dall’odore forte e pungente. Questo blocco misterioso dal peso di circa 600 grammi si è poi rivelato essere un blocco di ambra grigia, dal valore di circa € 50.000, ovvero lo scarto della digestione del capodoglio physeter macrocephalus, ricercatissima dai creatori di profumi di tutto il mondo per le sue inestimabili qualità odorose e per la sua capacità di fissare i profumi. Questa notizia riportata dal Corriere della Sera il 30 agosto del 2012 ha scatenato la fantasia di molti che subito si sono messi alla ricerca del prezioso rigurgito, complice il periodo di fine estate. In realtà, l’Ambra Grigia è oggi considerata una materia prima inavvicinabile per la maggior parte dei profumieri creatori, sia per i costi, sia perché di fatto introvabile: essa, infatti, è il frutto della raccolta casuale in mare o su spiaggia di queste masse cerose plasmate dalla salsedine e dagli agenti atmosferici. E ciò non è compatibile con l’esigenza moderna di poter garantire una produzione standardizzata ed omogenea nel tempo. Da parecchi decenni, quindi, i profumieri hanno cercato l’aiuto della chimica per sopperire a questa incostanza della natura, con risultati più o meno apprezzabili a seconda della qualità delle molecole impiegate. Ambrox, Ambroxan, sono solo alcuni dei nomi commerciali di queste, coperte da brevetti di proprietà e godimento di differenti aziende produttrici materie prime e aromi. Spesso, poi, si usano materie prime naturali capaci nell’insieme di ricostruire un accordo ambrato, come ad esempio le fave di tonka o il cisto laudani fero. IL "

"NASO" CREATORE

I grandi profumi sono stati creati da grandi profumieri. Sembra ovvio, ma qualcuno potrebbe forse ancora credere che Eau Sauvage di Dior sia stato creato da Christian Dior. Ebbene, Christian Dior era un genio, ma la creazione di profumi non era il suo mestiere, e lui lo sapeva benissimo, tanto da affidarsi ad un profumiere creatore (un “naso”) di enorme talento di nome Emond Roudnitska. Fino circa ai primi anni ‘2000, il nome dei profumieri creatori era conosciuto quasi esclusivamente da pochi addetti ai lavori. Ecco qualche nome di grande profumo del ‘900 e del suo creatore: Joy (Jean Patou) – Henri Almeras; Chanel N°5 – Ernest Beaux; Je Reviens (Worth) – Maurice Blanchet; Fracas (Piguet) – Germaine Cellier; Fleurs de Rocailles (Caron) – Ernest Daltroff; Mitsouko (Guerlain) – Jacques Guerlain; Femme (Rochas) – Edmond Roudnitska; Diorissimo (Dior) – Edmond Roudnitska; Chanel N° 19 – Henri Robert; Arpège (Lanvin) – André Fraysse... Probabilmente, questi nomi non dicono nulla alla maggior parte del pubblico, che invece ben conosce i profumi corrispondenti. Certamente ciò in parte derivava anche dal desiderio delle aziende proprietarie dei marchi per i quali venivano creati i profumi di pubblicizzare il proprio marchio e non il nome del compositore della fragranza. Agli inizi, però degli anni ‘2000 le cose sono cambiate grazie all’innovazione portata dalle Editions de Parfums Frédéric Malle. Cos’era successo? Semplicemente, era accaduto che monsieur Frédéric Malle, nipote del regista Louis Malle e di Serge Hefter Louiche (cofondatore di Dior Parfums…), aveva compreso che per riportare la profumeria ai fasti del passato, risollevandola da quella marea di profumi informi ed insignificanti che avevano invaso il mercato, l’unico modo era ridare importanza e centralità nel processo produttivo al “naso” creatore, mettendolo in condizione di esprimere al meglio il proprio talento. Per fare ciò, la sua intuizione fu quella di creare una casa editrice (le Editions de Parfums) specializzata nella pubblicazione di... profumi anziché libri, creando così lo strumento per poter (ri)dare assoluta libertà creativa ai “nasi”. In questo modo, il profumiere creatore veniva a trovarsi libero di proporre ciò che aveva a cuore senza costrizioni legate a limitazioni di budget o strategie di marketing. Il risultato fu non solo un successo commerciale a livello planetario, ma anche il fatto che per la prima volta sulle etichette dei profumi oltre al nome del profumo e del marchio, compariva quello del “naso” (editore, titolo ed autore...). Il profumiere creatore stava per diventare una star.

IL PROFUMO E' CAMBIATO!!!

Esistono profumi che hanno segnato un’epoca e che evocano potentemente memorie di nonni, di madri o padri, e di altri tempi. Ecco dei nomi, solo per citarne alcuni: Le Dix, di Balenciaga, del 1947; Fleurs de Rocaille, di Caron, del 1933; Mitsouko (1919), Shalimar (1925) e il Vetiver (1959) di Guerlain; Joy, Jean Patou, del 1930; Fracas di Piguet del 1948. Alcuni sono tutt’ora in produzione, ed hanno qualcosa in comune: sono cambiati. La percezione soggettiva di chi li trova diversi da come li ricordava corrisponde in effetti ad un’amara verità, ovvero il fatto che nel tempo le loro formulazioni sono variate. Sono dovute variare. A volte, semplicemente perché una materia prima impiegata nella prima formula originale non esiste più, oppure non è più disponibile o addirittura è vietata perché nel frattempo se ne è scoperta la tossicità. Pensiamo al muschio di quercia, uno degli ingredienti di base della famiglia Chypre. Oggi se ne ammette l’utilizzo fino ad una concentrazione minima rispetto al libero impiego di qualche decennio fa. Di conseguenza, un profumo fortemente caratterizzato da quella materia prima per rimanere in produzione deve ricorrere ad un replacer, ovvero ad un sostituto dell’ingrediente originario. Il problema è che non sempre questa operazione è indolore: spesso la potenza olfattiva e la ricchezza di sfumature di una materia prima non sono sostituibili, e di conseguenza il profumo modificato sembra annacquato. Altre volte, purtroppo, il desiderio eccessivo di risparmiare sui costi di produzione ha favorito l’uso di aromachemicals al posto di più pregiate (e costose) materie prime naturali. In ogni caso, il risultato finale non cambia. I profumi, invece, si.

COME CONSERVARE UN PROFUMO.

Il tempo è galantuomo, si sa, ma nel caso dei profumi bisogna distinguere. Il profumo ha bisogno del giusto tempo per maturare e per macerare: prima la sola miscela di olii essenziali (maturazione), poi la soluzione idroalcolica (macerazione). Qualche settimana di solito è sufficiente, dopo di che è pronto per esprimersi al meglio. Quando acquistiamo un flacone correttamente preparato, il profumo è pronto per farci sognare e regalarci emozioni. Nel tempo, poi, del normale consumo di una bottiglia da 50 o da 100ml non intervengono alterazioni significative. Il profumo, però, ha un nemico mortale: la luce solare diretta, capace attraverso l’energia fornita dal calore di innescare reazioni chimiche nel prezioso flacone. E’ per questo che i commercianti sanno che non devono mai mettere in vetrina i profumi di vendita (usano dei factice appositamente creati per lo scopo). In genere, il tempo tende a favorire le note più corpose del profumo (di cuore o di coda), a scapito di quelle più volatili (di testa), che potrebbero svanire più rapidamente. Tutto, quindi, dipende dalle modalità di conservazione. Se vogliamo preservare il più a lungo possibile l’integrità di un profumo, dobbiamo proteggerlo dalla luce. Ma anche dagli sbalzi di temperatura e dagli eccessi di umidità. A ben pensarci, il bagno è il posto peggiore dove conservare un profumo...

L'OLFATTO E LA SUA POTENZA...

Nel regno animale, l’olfatto è un senso importante, grazie al quale sono garantite le funzioni vitali di base: riproduzione, alimentazione, conservazione. Grazie all’odorato, il maschio percepisce la disponibilità sessuale della femmina all’accoppiamento. Grazie all’odorato, il cacciatore fiuta la preda. Grazie all’odorato, l’animale percepisce il pericolo, sia questo un incendio nella savana o la presenza di un predatore. L’uomo nel tempo ha privilegiato la vista ed il tatto, ma la potenza dell’olfatto è rimasta intatta, seppure apparentemente relegata in secondo piano. A differenza degli altri sensi, infatti, l’olfatto ha almeno due peculiarità che lo contraddistinguono: l’immediatezza e la capacità evocativa. Un odore, piacevole o spiacevole che sia, ci colpisce subito, e stimola una reazione immediata e incondizionata. Se sento odore di gas, subito penso ad una perdita ed avverto un pericolo, agendo poi di conseguenza. A differenza della vista le cui percezioni sono mediate dal cervello nell’elaborazione di un’immagine, nel caso dell’olfatto i recettori posti nelle narici trasmettono le informazioni al bulbo olfattivo che è collegato al sistema limbico, una serie di strutture cerebrali che svolgono funzioni psichiche legate all’emotività ed al comportamento, come l’ippocampo, l’amigdala e i nuclei talamici. La reazione, quindi è immediata, nel senso di non mediata. E questo spiega perché spesso in profumeria annusando un profumo possiamo esprimerci con descrizioni tipo “sa di pipì di gatto” o simili, che in altri contesti sarebbero ben più mediate e filtrate. L’olfatto, poi, gode di un’eccezionale capacità evocativa, è cioè capace di ricordarci un volto, un’emozione, un suono, il dettaglio di una situazione, un momento di vita passata come se fosse presente nel preciso momento in cui stiamo odorando. Ecco perché i profumi sono intimamente legati a emozioni, che possono essere anche inconsce, ma per questo non meno potenti.




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